Sono passati ormai 11 giorni dal dpcm del 9 Marzo. Da allora (per alcune regioni anche da prima) le misure restrittive chiedono alla maggior parte dei cittadini, bambini compresi, di restare a casa. Ogni giorno assistiamo ad un inasprimento delle restrizioni e questo si riflette su di noi, sulle nostre abitudini, sul nostro umore e sulle nostre relazioni.
I bambini e i ragazzi seguono le lezioni online e molti di loro hanno piรน compiti del solito. Non poter partecipare in maniera piรน attiva, soprattutto per tutti quei bambini e ragazzi che hanno difficoltร di apprendimentoe di concentrazione, puรฒ essere frustrante, demotivante e motivo di rabbia.
Molti genitori si sono ritrovati da un giorno all’altro ad avere i bambini a casa tutto il giorno. Questo ha significato diverse cose: organizzarsi per non lasciare i bambini a casa da soli e per permettere loro di seguire le lezioni online. Da non sottovalutare anche la convivenza 24 ore su 24 e tornare a dover aiutare i bambini nello svolgimento dei compiti. Molte famiglie si affidano, infatti, a doposcuola specializzati e i genitori si sono trovati, pertanto, a dover seguire, oltre che il proprio lavoro, anche i bambini e i compiti. Questo significa anche avere a che fare non solo con lezioni ed esercizi, ma anche con stanchezza, svogliatezza, difficoltร di concentrazione, delusione, frustrazione e rabbia per non riuscire a svolgere velocemente i compiti.
Questo accade in molte famiglie. Ce ne sono molte altre in cui invece entrambi i genitori lavorano e il tutto รจ molto piรน complicato. Altre in cui entrambi i genitori sono a casa e subentrano ansie, paure e tensioni difficili da gestire.
Come possiamo uscire da tutto questo?
La situazione non รจ semplice per nessuna famiglia, ognuna affronta questa situazione in modo differente, cercando di arrivare a sera (sperando che i bambini in questione dormano).
Chiaramente nessuno ha una soluzione semplice poichรฉ ogni problema complesso richiede soluzioni articolate e, spesso, difficili da mettere in pratica tout court.
Vediamo perรฒ alcuni suggerimenti per cercare di uscire da questa giungla in cui non si vede neppure uno spiraglio di luce.
Se continuiamo ad arrancare cercando solo di arrivare a sera. Se, davanti al crepuscolo, pensiamo: โfinalmente, un altro giorno sta per finireโ. Se continuiamo a guardare lโorologio contando i minuti, ne usciremo a pezzi, con lโumore devastato e la personalitร piรน fragile che mai.
Il consiglio che tutti danno รจ quello di essere positivi, ma non รจ facile.
Un consiglio che do io รจ quello di organizzarsi. Sรฌ, organizzare le giornate. Spendere un pomeriggio tutti insieme, bambini compresi, per organizzare una routine per tutti, alternando momenti di gioco a momenti di relax e di studio.
…ognuno ha le proprie esigenze…
Ovviamente ogni famiglia, in base alle proprie esigenze e alle proprie possibilitร , cercherร di sviluppare una routine propria. Eโ anche possibile che venga buttata giรน una routine che nella teoria รจ perfetta, ma poco applicabile nella pratica. E’ quindi importante avere la capacitร di modificarla in base ai riscontri oggettivi. Sempre molto importante รจ coinvolgere i bambini in questo, in modo che abbiano un ruolo attivo. Questo da una parte li renderร piรน partecipi, dall’altra sarร una spinta motivazionale per rispettare la routine stessa.
Per definire la routine si parte da ciรฒ che non puรฒ essere evitato: le lezioni o i compiti per i bambini e il lavoro per i genitori (in smart working). Decidere un momento della giornata dedicato a questo, ad esempio la mattina. Nel pomeriggio cercare di alternaremomenti di compiti a momenti di svago. Quindi programmare giร a priori 2 o 3 pause durante lo studio. Pause in cui ci si puรฒ rilassare, fare merenda o svolgere un breve gioco. Ogni pausa non deve superare i 15โ, altrimenti sarร poi difficile riprendere i compiti. Tenere unโattivitร molto piacevole per la fine completa dei compiti, in modo da spronare i bambini a finire il piรน velocemente possibile i compiti. Importante sono i momenti di pausa anche per i genitori. Cercare di suddividersi i carichi e le attivitร , in modo da avere ogni giorno almeno mezz’ora o un’ora da dedicare a sรฉ, senza avere la preoccupazione di pensare ad altro.
Possono sembrare consigli banali, ma spesso sono proprio le cose che diamo per scontate ad essere importanti. Eโ infatti possibile che abbiamo cercato di impostare le giornate fin da subito, ma lo abbiamo fatto in maniera frettolosa, senza tenere conto dei cambiamenti, dei bisogni dei genitori e di quelli dei bambini. Di vitale importanza, in questo periodo di stretta convivenza รจ quello di stabilire una routine condivisa da tutti i membri della famiglia. Essenziale รจ anche far capire lโimportanza di uno spazio proprio, per ognuno. Pertanto i bambini avranno bisogno di un momento di svago e di gioco, cosรฌ come i genitori avranno bisogno di un momento per pensare a sรฉ e per rilassarsi. Ricordiamo che parlare e raccontare รจ molto importante e puรฒ dare piรน frutti di quelli che pensiamo.
Fino ad adesso sono stati identificati almeno 2 profili di discalculia. Un primo profilo รจ relativo alle difficoltร nella cognizione numerica di base e l’altro รจ relativo alle difficoltร nelle procedure esecutive e del calcolo scritto.
Profilo 1: Discalculia e cognizione numerica di base
La cognizione numerica di base riguarda tutte quelle abilitร innate che vengono sviluppate dai bambini dalla nascita in poi. Questo significa che ci sono alcune competenze numeriche che ognuno di noi sviluppa prima di accedere alla scuola primaria e che hanno una base innata. Mano a mano che il bambino cresce, sviluppa diverse competenze quali: subitizing (capacitร di distinguere in modo rapido la quantitร di un numero di oggetti), quantificazione, comparazione, seriazione e strategie di calcolo a mente. Queste sono le basi su cui poi si andranno a sviluppare le procedure esecutive che impariamo a scuola.
Esempi diDifficoltร nella cognizione numerica di base
Bambini e ragazzi che non abbiano sviluppato appieno queste capacitร , possono, ad esempio, presentare difficoltร nellโordinamento di numeri dal piรน piccolo al piรน grande su una linea immaginaria, avere difficoltร nel distinguere velocemente insiemi piรน o meno numerosi o avere difficoltร a distinguere quale numero รจ maggiore dellโaltro.
Si puรฒ fare qualcosa per questo profilo di discalculia?
Sรฌ! Nel caso in cui si notino alcune difficoltร sopra descritte, รจ possibile sia fare un accertamento delle abilitร , sia impostare un percorso di potenziamento. Il percorso permetterร di migliorare e consolidare le basi. Dato che si tratta di abilitร che dovrebbero essere innate, prima si agisce e meglio รจ al fine di agevolare i futuri apprendimenti scolastici.
Profilo 2: Discalculia e procedure esecutive
Il secondo profilo di discalculia, si riferisce invece a difficoltร relative alle procedure esecutive e alle difficoltร di calcolo. Fanno parte delle procedure esecutive la lettura, la scrittura e la messa in colonna dei numeri. Fanno, invece, parte delle difficoltร di calcolo il recupero dei fatti numerici (tabelline e operazioni semplici) e gli algoritmi (regole) del calcolo scritto.
Esempi didifficoltร e procedure esecutive
Chi rientra in questo secondo profilo puรฒ presentare difficoltร nella lettura e scrittura dei numeri e confondere, ad esempio il 6 e il 9, sbagliare nel mettere in colonna i numeri per eseguire le operazioni, avere difficoltร nel ricordare le procedure per eseguire i calcoli e avere difficoltร a ricordare anche le operazioni piรน semplici come le tabelline.
Si puรฒ fare qualcosa per questo profilo di discalculia?
Anche in questo caso la risposta รจ sรฌ! Eโ possibile intervenire, sia per valutare realmente le abilitร , sia per potenziarle e aiutare i bambini e i ragazzi nelle procedure matematiche e nei calcoli.
Riassumendoโฆ
Nel primo profilo descritto, si hanno difficoltร rispetto alle procedure di base che dovrebbero essere innate, nel secondo profilo invece si hanno difficoltร legate alle procedureesecutive.
La discalculia รจ diagnosticabile a partire dalla fine della 3ยฐ primaria, differentemente da dislessia e disortografia che possono essere diagnosticate a partire dalla fine della 2ยฐ primaria. Nonostante questo, รจ comunque possibile eseguire dei test che valutino i prerequisiti necessari per sviluppare correttamente le abilitร numeriche e di calcolo.
Che Differenza c’รจ fra Disortografia e Disgrafia?
La Disortografia e la Disgrafia fanno parte dei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA). I DSA sono disturbi del neurosviluppo che colpiscono una o piรน abilitร fra lettura, scrittura e matematica. Si chiamano Specifici proprio perchรฉ colpiscono specificatamente queste aree, a fronte di unโintelligenza nella norma.
Abbiamo giร spiegato in articoli precedenti sia cosa siano, in generale, i DSA, sia cosa sia la Dislessia. Oggi cercheremo di chiarire cosa siano la disortografia e la disgrafia.
Aspetti comuni
Spesso si tende a confonderle perchรฉ sia la disortografia, sia la disgrafia sono difficoltร specifiche di apprendimento legate alla scrittura. Tuttavia i loro aspetti in comune finiscono qui. Infattiโฆ
Disortografia
La disortografia riguarda lโortografia, ovvero il modo di scrivere corrispondente alla norma grammaticale. Piรน semplicemente lโortografia si riferisce al rispetto delle regole grammaticali. Di conseguenza, per disortografia si intende un disturbo specifico di apprendimento tale per cui il ragazzo non riesce a rispettare alcune regole grammaticali e compie numerosi errori. Gli errori sono i piรน vari: errori nella scrittura delle doppie, dei gruppi consonantici gn-gli-ghi-ghe-gi-ge-ci-ce, errori nella scrittura delle parole con lโapostrofo e con lโH.
Le persone con disortografia conoscono le regole grammaticali, ma non sono in grado di applicarle in maniera automatica. Questo significa che mentre scrivono una frase o pensano al senso della frase o alle regole grammaticali. Motivo per cui, spesso, almeno per i primi tempi, negli scritti dei ragazzi con disortografia si da maggior peso al contenuto piuttosto che alla forma.
Si puรฒ fare qualcosa per la disortografia?
Certo! Per le persone con disortografia รจ possibile migliorare e cercare di rendere piรน automatica lโapplicazione delle regole. Il percorso รจ lungo e difficile, ma ci si puรฒ riuscire. Ovviamente nei momenti di agitazione e/ o di stanchezza, gli errori possono saltare nuovamente fuori.
Disgrafia
La disgrafia riguarda invece la calligrafia, ovvero la forma della scrittura ed in particolare quella in corsivo. Eโ possibile diagnosticarla durante il ciclo della primaria, successivamente รจ piรน complicato perchรฉ crescendo ognuno di noi personalizza la propria calligrafia allontanandosi dalla scrittura accademica.
Una persona con disgrafia ha una calligrafia poco leggibile, quasi incomprensibile anche da se stessa. In genere รจ associata ad una gestione dello spazio-foglio non ottimale, quindi non riesce ad andare in linea, le lettere passano dall’ essere molto grandi ad essere molto piccole anche allโ interno della stessa frase.
La disgrafia รจ pertanto legata allamotricitร fine, persone con disgrafia hanno infatti anche difficoltร in piccole cose della vita quotidiana come allacciarsi le scarpe o abbottonarsi la camicia o la giacca.
ย ย Si puรฒ fare qualcosa per la Disgrafia?
Anche qui la risposta รจ sรฌ, Si puรฒ fare molto! Attraverso un buon percorso della durata di circa un anno, si vede un miglioramento sia della calligrafia, sia della motricitร fine negli aspetti quotidiani.
Si sente spesso parlare di Dislessia e di Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), ma c’รจ ancora molta confusione su cosa siano e, soprattutto, su come aiutare e cosa aspettarsi da bambini, ragazzi e anche adulti con DSA. Per un approfondimento su cosa siano i DSA rimandiamo ad un articolo precedente, cosรฌ come per l’approfondimento su come leggono le persone con dislessia. In questo articolo cercheremo invece di sfatare qualche falso mito e qualche convinzione ancora presente.
Sfatiamo qualche falso mito sulla Dislessia!
“I ragazzi con dislessia hanno un’intelligenza sotto la norma”
FALSO! Bambini e ragazzi con dislessia o qualsiasi forma di DSA non hanno un’intelligenza sotto la norma. Anzi รจ proprio un criterio di esclusione, questo significa che il professionista prima di emettere una diagnosi di DSA, deve assicurarsi che l’intelligenza del bambino sia nella norma.
“Dislessici si diventa”
FALSO! Dislessici non si diventa, ma si รจ. E’, infatti, un disturbo del neurosviluppo. E’ possibile, tuttavia, che non ci si accorga immediatamente di questo disturbo se lieve e se il bambino attua giร da solo alcuni metodi compensativi. Puรฒ tuttavia emergere in modo piรน severo con l’aumento delle richieste scolastiche.
“I bambini con dislessia non hanno voglia di leggere”
FALSO! Spesso a molti bambini con dislessia piace leggere, seppure fanno molta fatica. La poca voglia di leggere da una parte รจ fisiologica, come per molti bambini a sviluppo tipico, dall’altra deriva dalla fatica che questi bambini fanno durante la lettura, portandoli a preferire l’ascolto del racconto piuttosto che la lettura.
“Se si รจ dislessici, non c’รจ piรน speranza”
FALSO! E’ possibile migliorare le capacitร delle persone con dislessia o altri disturbi specifici dell’apprendimento. Prima si riesce ad individuare il disturbo, prima si puรฒ intervenire con un percorso mirato. E’ possibile migliorare anche per adolescenti e adulti!
“E’ vero che piรน si legge meglio รจ?”
Non proprio, questo puรฒ funzionare per un bambino a sviluppo tipico, ma non per un bambino con dislessia.
“Perchรฉ?”
La persona con dislessia non riesce ad automatizzare la lettura, leggere tanto non aiuta a renderla automatica perchรฉ prima รจ necessario lavorare su quello che sta sotto la dislessia come la memoria di lavoro e l’attenzione.
“Ragazzi con DSA devono scegliere scuole meno impegnative”
FALSO! I ragazzi con DSA devono scegliere la scuola che preferiscono, pensando al proprio futuro. L’importante รจ fare ogni anno un buon PDP (Piano Didattico Personalizzato) e seguire dei percorsi apposta per potenziare le proprie abilitร e impostare un metodo di studio basato sui propri punti di forza.
E’ possibile insegnare ai Bambini ad essere Responsabili?
Responsabilitร significa essere responsabili, sapersi assumere le conseguenze delle proprie decisioni. Non tutti sono capaci ad essere responsabili e non tutti comprendono l’importanza di esserlo. Si ritiene inoltre, il piรน delle volte, che spetti agli adulti essere responsabili e che i bambini non siano in grado di esserlo realmente, poichรฉ concetto difficile da spiegare, da far passare e, ancor di piรน, da agire.
Ci sono concetti piรน semplici e altri piรน complessi da insegnare ma, in entrambi i casi, non รจ semplice. Spesso si tende a delegare a quando sarร grande, alcuni insegnamenti perchรฉ ritenuti inadatti o troppo complessi per i bambini, salvo poi ritrovarsi giovani adolescenti che fanno fatica a rapportarsi in maniera matura con il mondo. Puรฒ essere il caso della responsabilitร . Essere responsabili dovrebbe essere una caratteristica di tutti gli adulti, ma ricordiamoci che tutti gli adulti sono stati bambini e gli insegnamenti di concetti profondi, come questo, possono e devono iniziare in tenera etร .
Come si puรฒ spiegare ai bambini cosa significa essere responsabili e, ancor di piรน, come far sรฌ che essi stessi lo siano?
Il primo aspetto, al di lร della spiegazione verbale su cosa significhi essere responsabile, รจ sicuramente l’esempio. Lo ribadiamo spesso, l’esempio รจ piรน importante delle parole per i bambini. Cosicchรฉ se noi adulti ci comportiamo in maniera responsabile, accettando le conseguenze delle nostre decisioni, i bambini impareranno da sรฉ cosa significhi. Per quanto riguarda il secondo aspetto, รจ consigliabile far provare loro cosa voglia dire essere responsabili. Piรน precisamente, far comprendere l’importanza di prendere una decisione e mantenerla per un tempo abbastanza lungo. Un esempio puรฒ essere quello della scelta dello sport. Oggigiorno vediamo bambini cambiare 7 sport in un anno, perchรฉ non si divertono, perchรฉ i compagni non sono simpatici, perchรฉ l’insegnante รจ severo, perchรฉ si stanca troppo,… E’ sicuramente importante far provare diversi sport e far scegliere al bambino quello che preferisce, ma รจ altrettanto importantespiegare che, una volta presa una decisione, quella deve essere mantenuta non certo per sempre, ma almeno per quell’anno. Le motivazioni sono molte, da una parte il rispetto per l’insegnante, dall’altro quello per i compagni che contano l’uno sull’altro e, non ultimo, imparare proprio cosa significhi prendere una decisione ed essere in grado di mantenerla. Viene da sรฉ che il bambino non debba essere lasciato solo nella scelta, ma รจ necessario prendersi un po’ di tempo per ponderare insieme quali siano gli aspetti positivi e quali quelli negativi per poi giungere ad una conclusione pensata e cosciente. Quello dello sport รจ soltanto un esempio, se ne potrebbero fare tanti altri come i percorsi presso un professionista (sia esso psicologo, logopedista, psicomotricista ecc,…), corsi estivi, corsi per imparare una lingua, …
L’obiettivo non รจ quello di obbligare i bambini a svolgere un’attivitร che non piace loro, quanto piuttosto a insegnare, con l’esempio diretto, cosa significhi assumersi le proprie responsabilitร , nel piccolo dello sport cosรฌ come nel mondo della scuola e in quello extrascolastico. Imparare fin da piccoli cosa significhi assumersi la responsabilitร aiuterร in futuro sia a prendere le decisioni ponderando bene ogni aspetto, sia a impegnarsi realmente e con dedizione in un ambito specifico, sia esso uno sport o la scuola, sia un ambito divertente che piace molto, sia un ambito meno divertente ma assolutamente importante come la scuola.
Tutti noi, a partire dalla fine della scuola Primaria, personalizziamo la scrittura in corsivo. C’รจ chi sostituisce alcune lettere del corsivo con lettere in stampatello minuscolo, chi cambia scrittura spesso e chi, addirittura, non scrive piรน in corsivo perchรฉ troppo laborioso o perchรฉ poco comprensibile. Addirittura a molti bambini giร alla primaria viene consigliato di non scrivere piรน in corsivo perchรฉ incomprensibile (in alcuni casi puรฒ trattarsi di disgrafia, ma non in tutti). Lo sviluppo della tecnologia, dei computer, dei cellulari e dei tablet non ha aiutato in questo, anzi ci ha abituato alla comoditร della dattilografia (che poi, chi realmente sa usare tutte le regole della dattilografia?!) e ci ha incentivato ad abbandonare la scrittura a mano e ancor di piรน la scrittura in corsivo.
Ma perchรฉ allora a scuola si impara il corsivo?
Se tanto ognuno di noi personalizza, giustamente, la propria scrittura secondo la propria comoditร e personalitร , perchรฉ insistere tanto sul corsivo?
Partiamo ricordando che la scrittura non รจ un qualcosa di separato dalla nostra vita quotidiana, sia perchรฉ a tutti, piรน o meno speso, capita di dover scrivere, sia perchรฉ la scrittura รจ espressione della motricitร ed in particolare della motricitร fine. La motricitร fine รจ quella particolare motricitร che ci permette di afferrare e manipolare piccoli oggetti. La motricitร fine si esprime soprattutto attraverso la presa con le tredita delle mani: pollice, indice e medio. Lo sviluppo corretto della motricitร fine ha ripercussioni molto importanti sulla nostra vita poichรฉ ci permette di abbottonarci camicia, giacca, allacciarsi le scarpe, prendere e utilizzare piccoli oggetti e, appunto, scrivere. La scrittura รจ un’abilitร complessa che dipende da diverse componenti, tra cui proprio la motricitร fine.
Se un bambino o un ragazzo ha molte difficoltร nella scrittura in corsivo, รจ pertanto preferibile lavorare su questa difficoltร poichรฉ puรฒ celare fragilitร nella motricitร fine, nella gestione dello spazio, della superficie del foglio o del tavolo. Sollevarlo dalla scrittura massiccia in corsivo (ad esempio da dettati lunghissimi) puรฒ essere una strategia iniziale per evitare che si stanchi troppo. Infatti chi ha difficoltร nella scrittura in corsivo spesso tende ad avvertire male alla mano con cui scrive, tuttavia risulta fondamentale fare un percorso di rieducazione alla scrittura sia per migliorare il corsivo, ma soprattutto per migliorare tutte quelle abilitร interconnesse alla scrittura. Ricordiamo che l’esercizio รจ importante e senza esercizi il rischio รจ quello di perdere delle abilitร . Con questo non si vuole assolutamente insinuare che sia necessario scrivere e riscrivere mille pagine, tuttavia attraverso esercizimirati che sappiano colmare le difficoltร o alcune abilitร ancora poco sviluppate (come ad esempio alcuni muscoli della mano), si puรฒ migliorare la scrittura e, di conseguenza, tutte le abilitร ad essa correlate.
E’ meglio un Percorso di Potenziamento o di Aiuto Compiti?
Spesso si sente parlare di aiuto compiti, sostegno al metodo di studio e metacognizione e di potenziamento cognitivo, ma ancora piรน spesso non si comprende quale differenza ci sia e cosa sia meglio scegliere per il bambino. Scopo di questo articolo รจ fugare ogni dubbio, una volta per tutte!
Si parla di aiuto compiti tutte quelle volte in cui il bambino viene seguito durante lo svolgimento dei compiti, chiarendo concetti complessi, spiegando informazioni poco chiare e riprendendolo nel caso di distrazione, senza tuttavia dare indicazioni su come studiare un testo e senza indicare strategie alternative di studio. Nell’aiuto compiti la relazione รจ spesso uno a molti. L’aiuto compiti รจ pertanto un supporto indicato per tutti quei bambini che non hanno difficoltร di apprendimento e che hanno giร un proprio metodo di studioconsolidato e funzionante. L’aiuto compiti puรฒ aiutare il bambino a concentrarsi, organizzarsi e svolgere i compiti in un minor tempo proprio perchรฉ seguito da un adulto che interviene in caso di bisogno.
Si parla di sostegno al metodo di studio e metacognizione tutte quelle volte in cui il bambino o ragazzo viene seguito per trovare un metodo di studio adatto a lui, basandosi sui suoi punti di forza, divenendo consapevole delle strategie migliori per se stesso. In genere la relazione รจ uno ad uno, ma puรฒ anche essere uno a due, tre se i bambini sono piuttosto omogenei sia a livello di caratteristiche, sia a livello di etร . Il sostegno al metodo di studio e metacognizione รจ adatta a tutti quei bambini o ragazzi con o senza difficoltร di apprendimento che non abbiano ancora trovato un metodo di studio efficace da applicare. A differenza dell’aiuto compiti, pertanto, l’obbiettivo non รจ riuscire a concludere gli esercizi, ma trovare un metodo idoneo che il bambino possa applicare anche in autonomia a casa.
Si parla infine di potenziamento cognitivo tutte quelle volte in cui il bambino o ragazzo รจ seguito per potenziare alcuni aspetti legati ad attenzione, lettura, funzioni esecutive, memoria di lavoro,…tutte quelle componenti che sottostanno alle difficoltร di apprendimento. In questo caso la relazione รจ sempre uno ad uno poichรฉ il potenziamento richiede estrema concentrazione e deve essere tarato sul bambino di volta in volta seguendone i progressi. Il potenziamento cognitivo รจ adatto a tutti quei bambini o ragazzi con difficoltร di apprendimento e/o di attenzione che fanno fatica nei vari aspetti dell’apprendimento. A differenza del sostegno al metodo di studio, nel potenziamento cognitivo si lavora sulle difficoltร sottostanti al metodo di studio, aumentando le risorse cognitive del bambino. Il potenziamento cognitivo deve essere effettuato regolarmente, in modo continuativo e progressivo al fine di ottenere buoni risultati perchรฉ si va a lavorare sulle funzioni esecutive. A seguito o in parallelo al potenziamento cognitivo puรฒ essere affiancato un percorso sul metodo di studio, per imparare come affrontare lo studio o un percorso di aiuto compiti per lavorare sull’autonomia se si ha giร un metodo di studio efficace.
Concludendo, possiamo affermare che la scelta del percorso dipenda esclusivamente dall’obiettivo che si vuole raggiungere e dalle abilitร del bambino o ragazzo. Scegliere il percorso piรน adatto รจ fondamentale per portare progressivamente i bambini all’autonomia e all’indipendenza. E’ pertanto necessario scegliere sempre pensando al futuro e non al bisogno immediato. Malgrado sia difficile e scoraggiante impegnarsi in percorsi a lunga durata, spesso scegliere un percorso piรน impegnativo e piรน lungo nel presente, puรฒ portare a risultati migliori nel futuro. Dobbiamo sempre chiederci e, nel caso affidarci agli esperti, che cosa sia meglio per il futuro del bambino.
Negli ultimi anni, si sente spesso parlare di Disturbi del comportamento e del disturbo oppositivo provocatorio (DOP), soprattutto associato ai bambini, ma…che cos’รจ realmente il disturbo oppositivo provocatorio? E’ davvero un disturbo o solounperiodo di passaggio in cui i bambini sono particolarmente ostili?
Il Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) รจ un disturbo da comportamento distruttivo che comprende comportamenti consistentemente negativi, ostili e di sfida. La maggior parte di bambini e ragazzi, attraversa fasi in cui risulta un po’ scontroso, capriccioso e in cui vuole avere sempre ragione, tuttavia solo quando queste tipologie di comportamenti oppositivi si cronicizzano, tanto da compromettere il proprio sviluppo, si cade nella patologia. Il DOP pertanto, non รจ una fase di passaggio, ma un vero e proprio disturbo che puรฒ manifestarsi in alcuni bambini e ragazzi. Non ha nulla a che fare con il normale periodo dell’adolescenza in cui i ragazzi tentano di sfidare i genitori e anelano all’indipendenza.
I bambini che soddisfano i criteri diagnostici del DOP, sono in genere molto irritabili, tendono a perdere molto velocemente la pazienza, sfidano le regole continuamente, rifiutano di accondiscendere alle richieste degli adulti, litigano spesso con gli adulti, danno la colpa agli altri dei propri errori, … In genere, i comportamenti associati al DOP esordiscono negli anni prescolari e persistono per tutta l’adolescenza. Il DOP รจ spesso in comorbiditร con il DDA/I, ovvero il Disturbo da Deficit di Attenzione con Impulsivitร e/o Iperattivitร .
E’ di massima importanza cercare di trattare il DOP, in quanto bambini e ragazzi che rientrano in questo disturbo, sono maggiormente portati a sviluppare condotte disadattive in etร adulta. Ci sono diversi approcci di trattamento, alcuni improntati solo sul bambino, altri solo sui genitori e altri ancora lavorano sia sul bambino, sia sulla famiglia. Ovviamente ogni famiglia e ogni bambino sono diversi, pertanto non รจ possibile applicare lo stesso protocollo riabilitativo a tutti, ma si puรฒ affermare in maniera generale che un approccio che lavori sia sul singolo, sia sull’ambito familiare, sia da preferire rispetto agli altri. Risultano molto utili protocolli di psico-educazione genitoriale e di parent training, associati eventualmente alla terapia individuale.
Bibliografia: Hansell J. e Damour L., Psicologia Clinica, Bologna ,Zanichelli, 2014.
La maggior parte dei genitori vorrebbe un bambino perfetto, un bambino ordinato, che sappia stare seduto composto a tavola, educato, che non urli mai, che dica per favore, grazie, un bambino che ami leggere, che non si sporchi, un bambino che prenda bei voti a scuola senza alcun aiuto. Insomma, un bambino perfetto, permettetemi di aggiungere un bambino finto. E’ assolutamente giusto credere nei propri figli, cercare di mitigarne i difetti e mettere in risalto le loro potenzialitร e i loro pregi. E’ piรน che condivisibile cercare di dare una buona e forte educazione, buone regole di comportamento dentro e fuori casa, ciรฒ che non รจ condivisibile รจ cercare di avere un figlio perfetto. E’ insito nell’essere umano sbagliare e i bambini non fanno eccezione. Deve essere permesso loro di sbagliare e, soprattutto, di sperimentarsi incapaci, sรฌ incapaci. Sperimentarsi incapaci consente di capire i propri limiti e mettere tutti se stessi per cercare di superarli. I genitori devono chiaramente aiutare i propri figli, ma รจ necessario fare attenzione e non aiutarli troppo. Se notiamo che un bambino รจ vicino a raggiungere un obiettivo, dobbiamo astenerci dall’aiutarlo al fine di fargli provare una reale soddisfazione di aver raggiunto quell’obiettivo tutto da solo.
Non pretendere la perfezione dai propri figli, pur sempre credendo in loro, significa anche non caricare gli stessi di aspettative che possono finire per schiacciarli e portarli a vivere una vita di sacrifici, obiettivi che non vengono mai raggiunti poichรฉ la ricerca della perfezione fa sรฌ che l’asticella si sposti sempre in avanti non appena si raggiunge un obiettivo, senza lasciare il tempo di godersi pienamente quel raggiungimento.
Lo abbiamo detto tante volte, il mestiere del genitore รจ il mestiere piรน difficile al mondo e non รจ semplice riuscire a credere nelle potenzialitร e nelle capacitร dei figli, senza investirli di aspettative che, alle volte, possono pesare come pietre. E’ di vitale importanza che i bambini sappiano accettare i propri fallimenti e che i genitori siano sempre affianco a loro quando questo accade. Il fallimento e gli errori fanno parte della vita di ognuno di noi e fanno parte anche della vita dei bambini. Sbagliare capita e dobbiamo imparare ad accettarlo come parte della vita stessa e i bambini devono farne esperienza. Se questa esperienza non avviene, il rischio รจ quello di scontrarsi con la realtร durante l’adolescenza (o l’etร adulta) e non avere abbastanza energie e strategie per farvi fronte. E’ importante avere dei sogni e degli obiettivi a lungo termine, ma dobbiamo essere consapevoli che nel cammino troveremo molti ostacoli e che potremo inciampare, ma quello non sarร un fallimento assoluto, sarร parte del cammino che รจ la vita. Prima siamo in grado di pensare alla vita e agli errori in questi termini e prima riusciremo a non farci schiacciare dal peso dei sogni, dal peso delle aspettative, dagli errori e prima saremo in grado di far fronte alle difficoltร con il giusto atteggiamento.
In un articolo precedente, abbiamo parlato dellโimportanza dellโattenzione e delle memorie anche nei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), ma come legge una persona con dislessia? E perchรฉ?
Secondo la Neuropsicologia, ci sono due vie per la lettura: la via fonologica e la via lessicale. La prima permette una conversione grafema/fonema e quindi una lettura lettera per lettera, mentre la seconda permette una lettura piรน veloce accedendo al significato della parola.
Quando impariamo a leggere, utilizziamo prevalentemente la via fonologica, leggendo lettera per lettera. Attraverso la pratica e lโautomatizzazione di questa via, si passa gradualmente a sviluppare la via lessicale che ci permette di leggere le parole piรน velocemente, proprio perchรฉ sono conosciute e riusciamo ad accedere al loro significato.
DI QUALI RISORSE ABBIAMO BISOGNO PER CONSOLIDARE LA VIA FONOLOGICA?
Per passare dalla via fonologica a quella lessicale, รจ necessario che venga ben consolidata la via fonologica e, per farlo, sono necessarie alcune risorse.
1- Risorse attentive: utili per associare il suono al grafema 2- Attenzione Spaziale: utile per spostare lโattenzione da una lettera allโaltra e da una parola a quella successiva 3- Memoria di Lavoro: utile per conservare le lettere e completare la decodifica 4- Visuo-Percezione: utile per riconoscere lettere e suoni simili
Una volta consolidata la via fonologica siamo pertanto in grado di riconoscere velocemente le lettere e associarle ai suoni corrispondenti.
SAPER SPOSTARE LโATTENZIONE IN MODO FUNZIONALE ALLA LETTURA.
Una volta che la via fonologica รจ stata ben acquisita, รจ importante essere in grado di spostare lโattenzione in modo funzionale. Eโ infatti importante avere la capacitร di stringere il fuoco dellโattenzione su determinati particolari o di allargarlo sullโintera parola.
RICONOSCIMENTO DELLA FORMA DELLE PAROLE
Una volta acquisita la capacitร di gestire il fuoco dellโattenzione, si puรฒ passare alla formazione di una memoria a lungo termine per la forma delle parole. Questo permette, quando leggiamo un testo, di riconoscere immediatamente le parole che fanno parte di questa memoria e di leggerle velocemente accedendo al loro significato.
A questo punto la via lessicale รจ sviluppata e verrร utilizzata in modo preferenziale poichรฉ piรน veloce ed efficiente.
Come abbiamo visto, la formazione della capacitร di leggere attraverso la via lessicale, รจ strettamente legata alle capacitร attentive.
SPOSTAMENTO DEI MOVIMENTI OCULARI
I movimenti oculari saccadici, sono rapidi spostamenti dellโocchio che ci aiutano nella lettura. Nello stesso istante in cui decodifichiamo una parola, la periferia del fuoco attentivo รจ giร passata ad analizzare la parola successiva. Questo permette, mentre decodifichiamo una parola, di iniziare a processare giร la parola successiva che sta alla destra della precedente. Lavorando con la periferia del fuoco attentivo, non si crea interferenzarispetto alla parola che si sta processando, ma ci da informazioni utili per la lettura della parola successiva come lunghezza e posizione. Questo ci permette di essere avvantaggiati e sapere giร di quanto spostare il fuoco dellโattenzione sulla parola successiva ed essere piรนfluidi nella lettura.
Ecco che, in alcune persone con dislessia, questi movimenti oculari saccadici non avvengono in modo ordinato ed efficiente. Sono presenti anzi molte regressioni oculari, quindi il fuoco dellโattenzione tende a tornare indietro su parole giร lette, il tempo impiegato nella fissazione della parola รจ molto ampio e i movimenti oculari in avanti sono molti, brevi e non efficienti.
Di seguito, un esempio di come vengano eseguiti i movimenti oculari saccadici di un normolettore e di una persona con dislessia. Come si puรฒ notare, la persona con dislessia tende a spostare le saccadi in maniera disordinata ed inefficiente, commettendo molte regressioni non informative.
bty La Dislessia pp. 35, Eva Benso, il leone verde 2011
Le persone con dislessia pertanto hanno difficoltร nellโautomatizzare il modulo di lettura e nellโautomatizzare i movimenti oculari saccadici in modo che siano informativi e facilitino la lettura. Questo comporta un maggiore dispendio di energie che vengono, di conseguenza, tolte ad altri processi quali la comprensione del testo, la formulazione di risposte, il ragionamento e il collegamento fra argomenti giร studiati. Tutto questo, porta inevitabilmente una persona dislessica a stancarsi prima rispetto ai normolettori, ad esaurire prima le risorse attentive avendo quindi difficoltร a svolgere compiti molto lunghi e in cui la richiesta attentiva รจ molto alta (un esempio possono essere compiti in classe molto lunghi).
Bibliografia: Baddeley, A.D. (2003), Working memory:looking back and looking forward, in “Nature Reviews Neuroscience”, 4, pp.829-839. Benso E. (2011) La dislessia. Torino: Il leone verde. Benso F. (2018) Attenzione esecutiva, memoria e autoregolazione. Firenze: Hogrefe. Raz, A (2004), Anatomy of attentional networks in “Anatomic Record, Part B, New Anatomist” 281, pp. 21-36.